chi siamo
Definire il club "LA PATTUGLIA" come un club qualsiasi, è certamente riduttivo. Infatti è più un'unione di veri appassionati di moto che, grazie a questo fantastico mezzo, stanno assieme e si divertono.
L'obiettivo principale del club è il divertimento in moto in modo sano e soprattutto sicuro: stiamo facendo di tutto per portare i motociclisti con la passione per la velocità a sfogarsi in pista, e non sulle strade aperte al traffico.
Stiamo promuovendo escursioni turistiche su percorsi adatti alle moto, per godere della vacanza anche durante il viaggio, e non solamente quando si arriva a destinazione.
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Non manca nei nostri intenti l'insegnamento delle tecniche di base per la conduzione di una moto soprattutto in pista. Organizziamo corsi di guida veloce e sicura su pista per insegnare soprattutto a chi si è avvicinato da poco all'uso sportivo della moto come comportarsi nelle varie situazioni in cui ci si trova mentre si percorre una curva, mentre si affronta una esse, mentre ci si avvicina al punto di staccata, e in mille altri casi.
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storia del mc PATTUGLIA
Era il lontano 1992/1993 e alla domenica mattina eravamo soliti ritrovarci davanti al bar per la smanettata settimanale (quando non c'era la patente a punti e quando di sale in zucca ne avevamo molto meno...)
Ci ritrovavamo solitamente prestissimo, tipo le 6:30, le 7:00 e facevamo colazione da Giordano, il barista di Orgiano.
Le nostre mete solitamente erano strade alpine, dove poter affinare le doti di guida su tornanti, esse, curve e controcurve, con ritorno più o meno a mezzodì perché le mamme che di domenica preparavano il pranzone, ci "obbligavano" a tornare presto, credendo che in così poco tempo non potessimo allontanarci troppo e, di conseguenza (secondo loro) non rischiavamo di farci del male per strada.
Ma noi comunque avevamo le nostre mete sempre più lontane, solitamente in trentino, e in ogni caso ce la facevamo lo stesso a tornare puntuali, pur non usando mai l'autostrada.
La media, dunque, era un po' altina...
E chi ha cominciato?
Eravamo io e Silvio e successivamente si è aggiunto Tiziano (il ns. attuale Presidente).
Giordano quando ci vedeva arrivare preparava già i cappuccini
e finché versava il latte nella tazza ha cominciato a
chiederci: - Ma siete di pattuglia anche stamattina?-
-Certo, abbiamo ricevuto una chiamata dalla Val d'Ega, e dobbiamo
andare a controllare se è tutto apposto-
oppure
-Ci hanno detto che la Diga del Vajont si sta crepando, e dobbiamo
controllare che le strade siano sgombre. Torneremo per il Passo
Duran e per il Rolle-
Siccome la storia si ripeteva spesso, soprattutto con la bella stagione, la voce si era diffusa e ad un certo punto il gruppo che partiva dal bar di Giordano era formato da una decina di mezzi.
Così la fila dei cappuccini sul bancone di Giordano si allungava sempre di più e quando lui finiva di preparare l'ultimo, era solito esclamare: Pronti i cappuccini della Pattugliaaaa!
Quando passavo per il bar nei giorni feriali Giordano era solito chiedere quale fosse la prossima missione della Pattuglia e io mi inventavo mete e percorsi che la domenica dopo, fatalmente, diventavano il tragitto da percorrere.
Dio, se penso quanto felici eravamo, senza pensieri, senza mutui, senza responsabilità (e con poco sale in zucca)...
E il nome Pattuglia si sentiva spesso la domenica mattina, fino a diventare di uso comune quando la gente del luogo ci chiedeva qual'è la prossima missione.
Avevamo scoperto un posto dove si poteva smanettare tranquillamente (si fa per dire...) e quando eravamo pochi andavamo ad allenarci lassù: E' la Conca dei Parpari, una specie di altipiano sui monti lessini, appena sopra Verona, che ha la particolarità di essere senza piante (credo per l'altitudine) dove si trovano solo prati e mucche al pascolo. La strada che lo attraversa fa un bel po' di curve con buona visibilità, con un asfalto gripposo. Rare le macchine che si incrociavano, più frequenti le mucche.
Ricordo che passavamo da Verona, e poi via per lo stradone che
porta a Boscochiesanuova, famoso per i suoi lunghi curvoni,
dove potevi sentire se le sospensioni erano apposto, e poi più
sù, verso San Giorgio dei Parpari.
Da San Giorgio a San Mauro di Saline la domenica mattina se
trovavi tre o quattro scatenati che andavano avanti e indietro
per la conca, quelli erano la Pattuglia.
Ci sembrava di essere in Paradiso, nessun altro pensiero ci
passava per la testa se non quello di affrontare bene la curva
successiva.
Ogni tanto ci si fermava per la cicca a bordo strada, per far
riposare cavalli e cavalieri, fieri di aver battagliato sulle
curve, sicuri che anche questa volta il record era stato abbassato
di qualche secondo (senza però aver mai cronometrato
niente...)
Abbiamo fatto quella strada centinaia di volte, e una domenica
mattina durante la solita smanettata, in una curva falciai con
la punta dello stivale un "ricordino" lasciato da un quadrupede
pascolante...
POFFFFF!!!
La robina si era spalmata bene bene sullo stivale e sulla carena, ma soprattutto sui collettori di scarico (all'epoca avevo un gsxr750).
Al ritorno la mia moto lasciava una scia come un gigantesco Arbre Magique alla fragranza di letame...
Le nostre domeniche erano talmente adrenaliniche che al lavoro vivevamo di ricordi fino al mercoledì, e dal giovedì in poi pensavamo solo alla smanettata della domenica successiva...
Finché un giorno Silvio, duellando con me pensò bene di accecare con il ginocchio sinistro il faro anteriore di una 128 blu che stava scendendo verso San Mauro.
Dopo averlo visto volare e constatato poi dalle imprecazioni
che uscivano dalla sua visiera, che tutto sommato stava bene,
andai di corsa a chiamare un'ambulanza (perché i telefonini
li hanno inventati dopo). Giunto un po' gagliardo sul parcheggio
del bar dove c'era la cabina telefonica mi ritrovai disteso
sotto una 126 celeste parcheggiata, in quanto la mia ruota anteriore
era guizzata di lato perché non mi ero accorto che stavo
frenando su un pavimento di piastrelle ...
Risultato: Silvio indenne e io 10 giorni di gesso per una storta
al ginocchio.
A questo punto ci siamo resi conto che dovevamo trovare un posto senza 128 blu o pavimenti piastrellati.
E dove? Ma certo, in pista!
E quale pista scegliere per andarci a girare la prima volta,
senza aver nemmeno mai parlato con qualcuno che c'era stato?
A Monza, che domande...
Così poche settimane dopo, stavolta con Tiziano, caricammo le moto sul suo furgone, un glorioso FIAT 242 marrone con 400 mila km, e per paura di arrivare tardi partimmo alle 4 del mattino alla volta del mitico circuito.
Giunti alla meta il cancello era ancora chiuso.
Dopo un bel po' cominciarono ad arrivare quelli che frequentavano
abitualmente la pista, e il cancello si aprì.
Eravamo a Monza, il tempio della velocità. Solo a raccontarlo al bar 10 anni fa eri automaticamente catalogato come extraterrestre.
Un po' di ressa al botteghino per firmare la liberatoria, stretti fra quelli che dai discorsi sembravano i superesperti che potevano dar lezioni a Mick Doohan e a Kevin Schwantz.
Dopo aver completato il rito di preparazione, ci presentiamo davanti al commissario che regolava l'accesso alla pista.
Siccome non sapevamo assolutamente nulla, balbettando ho chiesto al commissario cosa c'era da sapere per girare, e lui mi spiegò il significato delle bandiere.
Dopodiché allargò il braccio destro e con un quasi
inchino c'invitò ad andare avanti.
Le ruote del mio GSXR erano sulla pit-lane: salivazione azzerata,
cuore a 16 mila giri, tremore alle mani tanto che ho fatto fatica
a premere lo start per accendere la moto...
Ora, avete presente quando in un veloce ruscelletto di montagna si lascia cadere una fogliolina? Ecco, entrare nel rettilineo di Monza, prima della variante e tuffarsi nel traffico di missili che arrivavano in sesta piena mi faceva sentire esattamente come una fogliolina, che però doveva tornare sana a casa altrimenti la moto sicuramente sarebbe stata solo un ricordo del passato.
Prima, seconda, variante, terza, curvone veloce, quarta, quinta,
sesta e via!!! Le altre moto erano sì più veloci
di noi, ma almeno riuscivamo a capire di che marca erano!!!
Credo che abbiamo fatto una quindicina di giri, e verso gli
ultimi ricordo addirittura di aver superato qualcuno, ed è
stato proprio in quel momento che ho pensato che quelle indescrivibili
e gigantesche emozioni non potevamo non farle provare anche
ad altri nostri amici!!!
La bandiera a scacchi segnava la fine del turno e dopo il giro di rallentamento siamo usciti dal circuito per parcheggiare vicino al mitico 242, che intanto si era riposato nel paddock.
Tolto il casco, ci siamo guardati negli occhi, e senza riuscire a parlare (i neuroni erano tutti impegnati a gustarsi l'orgasmo della prima volta in pista) abbiamo aperto il furgone e ci siamo seduti sul paraurti.
Come va, Tiziano?
- E' come se avessi scaricato da solo una nave piena di sacchi...
e tu?
- Mai provato niente di simile, mi pare di essere su un altro
pianeta...
...e improvvisamente quelli che prima ci sembravano i fratelli maggiori di Doohan e di Schwantz, avevano le nostre facce e parlavano la nostra lingua...
- E adesso?
- Tizi, ti dico la verità: secondo me è impossibile che
il prossimo turno sia ancora più bello del primo, io
carico la moto sul furgone.
- Sul serio?
- Sì, se ci provo ancora il fisico non reggerebbe all'emozione,
e poi ho paura di farmi prendere la mano...
- Anch'io ho fatto lo stesso pensiero, ok, carichiamo le moto
e torniamo.
E in autostrada ripercorrere ogni millimetro dei giri fatti
e descrivere tutte le sensazioni è stato magnifico, avevamo
tutti e due sorrisi da 80 denti, tanto che dal finestrino qualcuno
ci guardava con una espressione molto interrogativa sulla faccia...
E' stato in questa occasione che abbiamo finalmente capito quanto meno pericoloso sia girare in pista che correre su una qualsiasi strada, anche quella deserta della Conca dei Parpari.
Praticamente in quel giorno è nato il club La Pattuglia,
perché sono state tracciate le basi delle idee che oggi
sono scritte nel nostro statuto: "Il club La Pattuglia
è una associazione di appassionati che promuove l'uso
sportivo della moto in pista e l'uso responsabile della moto
sulle strade aperte al traffico..."
Guido.

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